L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: cronaca di un disastro

pompei calchi

26 lug L’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.: cronaca di un disastro

Molte sciagure sono accadute nel mondo, ma poche hanno procurato altrettanta gioia alla posterità. W. Goethe, Viaggio in Italia

L’eruzione del Vesuvio e Plinio

La famosa affermazione di Goethe è stata più volte accusata di cinismo, ma probabilmente è quello che pensano tanti visitatori odierni: un disastro terribile che ha determinato duemila anni fa la morte di tante persone, oggi è causa di turismo, curiosità, interesse culturale. Se non ci fosse stata quella terribile eruzione, oggi non potremmo godere delle bellezze dell’antica Pompei. Eppure la distruzione causata dall’eruzione del Vesuvio fu davvero terribile, e provocò all’epoca grande emozione. La testimonianza diretta di quello che accadde è fornita da Plinio il Giovane, naturalista e scrittore romano, che la racconta in due lunghe lettere all’amico Tacito, che intendeva parlarne nei suoi Annales, il capolavoro della storiografia romana. Plinio risiedeva con lo zio – Plinio anche lui, detto il “vecchio” – a Miseno, dall’altra parte del Golfo di Napoli, verso Pozzuoli, eppure anche lui vide il terribile fenomeno e lo ricostruì nelle due lettere. Lo zio, spinto dalla curiosità dello studioso, volle raggiungere Pompei, fu colto dalla sorpresa e non sopravvisse all’eruzione.

L’eruzione fu improvvisa e inattesa, per questo provocò la morte di tante persone. Eppure il Vesuvio si era già fatto sentire, con disastrosi terremoti, come quello che era avvenuto nel 62 d.C. , terremoto che aveva causato danni che ancora non erano stati riparati: in molte case private ed edifici pubblici erano in corso lavori di restauro che nel 79 erano lungi dall’essere terminati. È difficile dire oggi quanti furono i morti causati dall’eruzione del 79 d.C. , anche perché gli storici non trovano l’accordo nemmeno sugli abitanti di Pompei; l0unico dato certo è che nella città sono state ritrovate 1150 vittime e nel contado quasi 250. Ma sicuramente i morti furono molti di più, cancellando per secoli il ricordo stesso di Pompei.

Cronaca di un disastro inatteso

Quando la mattina del 24 agosto i pompeiani si svegliano, nessuno immagina minimamente il disastro incombente. Durante la mattinata una serie di piccole esplosioni viene avvertita dagli abitanti, ma con conseguenze solo nella prossimità delle pendici del vulcano. Poi alle 13 si alza dal cratere una terribile nube, che prende la forma di un pino, con il tronco infuocato e la nube che si allarga a dismisura. Si parla di un’altezza di 14 km. di lava e materiali piroclastici (lapilli, pomici, cenere), che si alza sempre più e che inizia a far cadere sulla città di Pompei e sui luoghi vicini una pioggia di materiale.

Le persone, a questo punto in preda al terrore si rifugiano negli edifici coperti, nelle case, ma presto il peso dei materiali accumulati si fa sentire, facendo crollare i tetti e sprofondare i solai. Alle 17 l’altezza delle pomici ha raggiunto i 50 cm. e molti soffrono crisi di soffocamento. Alle 20 le pomici raggiungono i 140 cm. e la nube inizia a rompersi, facendo arrivare delle ondate di calore terribile – i cosiddetti surge con temperature di 400 gradi – sulle città di Ercolano e Oplonti. Fuggire è difficile, per mare impossibile, perché il maremoto fa ritirare le acque, e provoca poi alte onde.

Le pomici continuano a cadere e raggiungono nella notte l’altezza di due metri e mezzo: Pompei è sepolta.

Alle 6,30 un nuovo surge raggiunge questa volta Pompei, sterminando le persone rimaste in città.

Hotel del Sole
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