Il Lacryma Christi e i vini del Vesuvio

Il Lacryma Cristi e i vini del Vesuvio

28 giu Il Lacryma Christi e i vini del Vesuvio

I vini del Vesuvio ieri e oggi

Il Lacryma Christi è il vino vesuviano moderno più famoso e apprezzato. Le falde del Vesuvio, terra fertilissima, sono coltivate a vite dall’antichità e la storia del vino è forse il legame più profondo che c’è tra l’antica Pompei distrutta dall’eruzione del 79 d.C. e la Pompei moderna.

Nell’antica Pompei l’economia locale era basata su una ricca agricoltura, che per l’olio e, specialmente per il vino era famosa in tutto il mondo romano. Anfore di vino pompeiano sono state ritrovate in Francia, Spagna, Africa, Germania e Inghilterra, a dimostrare che quella vinicola non era una produzione per il consumo locale, ma era una fonte di commercio in tutto l’impero.

La vite si coltivava ovunque, in giro per tutta l’area sono state scavate ville e fattorie rurali dedicate specialmente al vino, come la famosa villa rustica di Boscoreale, che a questa produzione era dedicata. Ma anche dentro le mura della città si coltivava la vite, e ancor oggi all’interno degli scavi, nella zona dell’Anfiteatro, è stato ripristinato un vigneto e il vino prodotto in modo sperimentale viene commercializzato da una famosa azienda vinicola campana. Le specialità antiche erano il Vesuvinum, di grande pregio e il Pompeianum, che andava bevuto dopo un invecchiamento. Non sappiamo come fossero questi vini, che peraltro erano diversi dai nostri, perché la produzione era di uno sciroppo che andava allungato con l’acqua per essere bevuto; quello che sappiamo è che i pompeiani ne bevevano in quantità, come si può vedere dalle tante botteghe che proponevano bevande, e dunque vino, e che oggi sono ancora visitabili sulla via dell’Abbondanza.

Il Lacryma Christi

Oggi il vino vesuviano è ancora di grande qualità, e la produzione, concentrata in quindici comuni su tutte le falde del vulcano, prende il nome suggestivo di Lacryma Christi, nome la cui origine, narrata anche dallo scrittore Curzio Malaparte in “La Pelle”, fa riferimento a diverse storie. Si parla di un pezzo di paradiso rubato da Lucifero per il Golfo di Napoli, cosa che provocò le lacrime da cui nacque la vite, oppure di una trasformazione da parte di Cristo di una bevanda in vino, per premiare un santo eremita. Quale che sia l’origine, il vino, prodotto sia in versione di bianco che di rosso, e anche di rosato, è un’eccellenza locale e merita di essere comprato e bevuto.

La versione rossa, che è la più famosa, è una variante del Pere ‘e Palummo che si coltiva in Campania, vitigno che prende questo nome (“piedi di colombo”) per la forma del graspo che appunto assomiglia alla zampa del colombo, è un vino di pregio, di buon corpo, adatto a carni rosse e a pietanze di sostanza. Il bianco, basato sul vitigno Greco, è vino per il pesce di qualità.

Bevendo questo vino ci si può ricordare degli antichi pompeiani, che lo consumavano anche loro, che lo vendevano, che ne avevano fatto una caratterizzazione della loro terra.

 

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